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		<title>Ridateci le identità politiche</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Sep 2010 17:13:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone size-large wp-image-98" title="festa dell' Unità" src="http://www.italiaweb.org/wp-content/uploads/2010/09/festaunita-500x323.jpg" alt="" width="500" height="323" /></p>
<p style="text-align: justify;">Quando: il primo giovedì sera di questo meraviglioso settembre 2010.  Dove: una località turistica della Riviera Romagnola. Il fatto: una festa del PD. Il motivo principale di una doverosa visita alla festa del PD è&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone size-large wp-image-98" title="festa dell' Unità" src="http://www.italiaweb.org/wp-content/uploads/2010/09/festaunita-500x323.jpg" alt="" width="500" height="323" /></p>
<p style="text-align: justify;">Quando: il primo giovedì sera di questo meraviglioso settembre 2010.  Dove: una località turistica della Riviera Romagnola. Il fatto: una festa del PD. Il motivo principale di una doverosa visita alla festa del PD è una buona pasta e fagioli, ma l&#8217;impressione ricavata non è di tipo gastronomico, bensì politico. Nella rossa Romagna e nella ancor più rossa provincia di Rimini, la festa è praticamente vuota e l&#8217;aria che si respira è di profonda delusione e smarrimento. L&#8217;organizzazione, come di consueto impeccabile, ha previsto stand gastronomici (per popolino, con pizza, piada, pasta e fagioli e trippa), per i più danarosi menù a base di pesce. Presenti gli immancabili chioschi di propaganda e di vendita di gadget per il sostegno al partito. Tutto molto pulito, preciso e onesto, con registratori di cassa e le norme di sicurezza rispettate. Sicuramente tutto regolare anche con quella sanguisuga che si chiama SIAE. L&#8217;orchestrina di liscio propone walzer, polke e tanghi ma di ballerini ce ne sono davvero pochini in quella pista luccicante noleggiata e montata con cura. I biglietti della lotteria restano attaccati ai blocchetti e la serata volge al termine prima della seconda serata in TV.</p>
<p style="text-align: justify;">Andando sul personale. Sinceramente rattristito per quanto visto il giovedì, torno il venerdì sperando che senza la preoccupazione del lavoro del giorno dopo, la gente partecipasse più numerosa. Purtroppo era, se possibile, peggio del giorno prima. Ho visto e salutato persone che conosco da una vita. Militanti sanguigni e convinti dell&#8217;ex PCI che negli anni d&#8217;oro proponevano feste dell&#8217;Unità fantastiche, con un impegno gratuito e una convinzione politica che faceva star bene anche solo a guardarli. Gente onesta, lavoratori che avevano già capito che l&#8217;obiettivo dell&#8217;impegno sociale era più vasto dei propri limitati confini cittadini. Mostre e striscioni sul lavoro in fabbrica, sulla realtà studentesca, sulle dittature nel mondo. E poi i miti di sempre: Che Guevara in testa, ma anche gli oppressi cileni con gli Intillimani che urlavano dagli altoparlanti che il Popolo unito non potrà mai soccombere. Ricordi da pelle d&#8217;oca, non perchè fossi un iscritto al partito, ma proprio perchè non essendolo restavo ammirato di come gli amici mi accogliessere in quella festa con cordialità e gli occhi che brillavano di felicità per la certezza di essere dalla parte giusta e per il successo di pubblico dopo tanto lavoro volontario.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella luce dagli occhi è scomparsa e al posto della fedeltà incondizionata a quello che era chiamato &#8220;Il Partito&#8221;, si è fatta strada una sconsolata delusione perchè non ci si riconosce più. D&#8217;accordo, le scelte ormai sono state fatte, ma mai avrebbero immaginato che sarebbero state così dolorose. E perdere la propria identità politica è un dolore per chiunque. Non si riconoscono più gli alleati (Di Pietro? Mastella? Rosy Bindi? Fini?) dai nemici, come non c&#8217;è condivisione di obiettivi, non cè, soprattutto, una storia comune che fino a pochi anni fa aveva il volto, bello, di un socialismo all&#8217;italiana, buono, giusto e forse anche auspicabile. Oggi è tutto appiattito in nome di non si riesce ancora a capire quale strana bizzarria politica. Fedeli anche nella delusione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il dibattito che questi giorni verte sull&#8217;opportunità di mettere mano alla legge elettorale è, grazie al cielo, aperto anche alle alleanze di partiti. C&#8217;è da auspicarselo, perchè l&#8217;identità politica, il senso di appartenenza ad una storia, la libertà di poter esprimere le proprie convinzioni senza correre il rischio di rompere qualche cristallo, è l&#8217;unica via d&#8217;uscita dall&#8217;apatia, dall&#8217;assenteismo, dal defilamento. Il centrosinistra ed il centrodestra sono anomalie di potere, le alleanze tra partiti sulla base di un programma di governo sono la strada giusta per dare voce a tutti gli italiani e, perchè no, felicità nel fare politica vera, da protagonisti.</p>
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		<title>Europa senza attributi</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 22:28:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-89" title="Carla Bruni" src="http://www.italiaweb.org/wp-content/uploads/2010/09/Carla-Bruni-Nicolas-1.jpg" alt="" width="470" height="299" /></p>
<p style="text-align: justify;">Interpreti di questa meschina fine estate 2010 sono l&#8217;Europa comunitaria e l&#8217;Iran nuclearizzato. Nel ruolo di co-protagonista Gheddafi dai bei riccioli neri. Ci sarebbe da ridere se in ballo non ci fosse la vita della povera Sakineh&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-89" title="Carla Bruni" src="http://www.italiaweb.org/wp-content/uploads/2010/09/Carla-Bruni-Nicolas-1.jpg" alt="" width="470" height="299" /></p>
<p style="text-align: justify;">Interpreti di questa meschina fine estate 2010 sono l&#8217;Europa comunitaria e l&#8217;Iran nuclearizzato. Nel ruolo di co-protagonista Gheddafi dai bei riccioli neri. Ci sarebbe da ridere se in ballo non ci fosse la vita della povera Sakineh che rischia la condanna a morte mediante lapidazione. Il ritrmo concitato degli ultimi giorni ci ha aperto gli occhi sull&#8217;arroganza cieca e crudele del potere iraniano e sulla sciatta reazione europea, sempre che reazione ufficiale ci sia stata, ma a tutt&#8217;oggi sembra di no. Ma il ruolo di protagoniste assolute lo coprono,  senza nessun dubbio, <em>le donne</em>. Donne come Sakineh che confessa al mondo la sua paura di morire e Carla Bruni che ha mobilitato la Francia in un crescendo di protesta.popolare. Sempre donne sono le 200 hostess che hanno sceneggiato un improbabile interesse verso le lezioni del dittatore Libico.</p>
<p style="text-align: justify;">Ahmadinejad, personcina a modo,  anti-semita, anti-americano e anti-occidentale, si è praticamente preso di forza la presidenza reprimendo le manifestazioni con arresti di migliaia di persone, alcune condanne a morte e alcuni morti. Non contento, ha bandito dal paese numerose istituzioni straniere, tra cui mezzi di informazione e organizzazioni per i diritti umani. Sempre questo squallido personaggio dal dubbio equilibrio psichico ha promesso di cancellare Israele dalle carte geografiche e ha definito puntigliosamente il manuale della perfetta lapidazione. Precisa infatti che le esecuzioni devono essere eseguite con <em>&#8220;pietre non troppo grandi da uccidere subito, nè troppo piccole da non far male&#8221;</em>. Evidentemente la crudeltà interiore è giustificabile solo con la demenza, l&#8217;incapacità cioè di intendere e di volere.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo si pongono serie ipoteche per munire lo squilibrato di armi atomiche che, ha già detto, rivolgerà verso Israele. Pofferbacco, avrà pronunciato tra se e se qualche capoccione da Bruxelles. Poi l&#8217;opinione pubblica si mobilita per Sakineh che rappresenta la vittima sacrificale scelta dal regime iraniano per dimostrare che loro non scherzano per niente. Nel silenzio imbarazzato dei capi di Stato e dei primi ministri si alza la voce della donna Carla Bruni, premiere Dame di Francia, italiana di nascita. Parla anche a nome di suo marito senza, forse, nemmeno consultarlo (e ha fatto bene). Le piazze francesi si infiammano di fronte alla grinta inaspettata sempre celata dietro uno sguardo dolce. L&#8217;Iran, attraverso il quotidiano <em>Kayhan</em>, attacca la bella Carla con insulti da osteria specificando che meriterebbe la condanna a morte. Ma allora è un vizio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il marito imbarazzato, tal Sarkozy, ha inviato a Teheran per vie diplomatiche una protesta ufficiale al ministero degli esteri iraniano. Punto. Un&#8217;altra donna abbandonata. Un buon marito, ma anche un serio Presidente, non avrebbe fatto passare un&#8217;ora prima di aver mandato i gendarmi a sgombrare l&#8217;ambasciata iraniana cacciandoli a calci nel culo come ospiti non graditi. Utili sarebbero state anche le proteste vibranti della comunità europea. Ma nulla, silenzio, incomprensibile indifferenza. Se sono le parole che non si trovano, i termini precisi e più incisivi da utilizzare, nessun problema, ogni francese ed italiano qualunque li troverebbe eccome. Ma quello che manca non sono le parole, sono gli attributi. Europa senz&#8217;anima e senza dignità.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel mentre che gli iraniani preparano i sassi per l&#8217;esecuzione, noi ci prostriamo davanti al re dei ladri &#8211; Gheddafi &#8211; che il 21 luglio 1970 ha emanato il decreto di confisca nei confronti della popolazione italiana in Libia per <em>&#8220;restituire al popolo libico le ricchezze dei suoi figli e dei suoi avi usurpate dagli oppressori&#8221;</em>. Gli italiani furono privati di ogni loro bene, compresi i contributi assistenziali versati all&#8217;INPS e da questo trasferiti in base all&#8217;accordo all&#8217;istituto libico corrispondente, e furono sottoposti a progressive restrizioni finché furono costretti a lasciare il Paese entro il 15 ottobre del 1970. Dal 1970, ogni 7 ottobre in Libia si celebrava il “giorno della vendetta”, in ricordo del sequestro di tutti i beni e dell’espulsione di 20.000 italiani. Altre bravate del beneficiario di tanto servilismo si sono concretizzate in un paio di missili lanciati con l&#8217;Italia in quel di Lampedusa, e caduti a qualche centinaio di metri dalle coste. Nel week-end il nostro Presidente del Consiglio ha riservato un trattamento speciale all&#8217;illustre ospite che ci stà ciucciando euro su euro con inaudita facilità. Considerata la sostanziale indifferenzadegli europarlamentari, ha allungato la mano anche al continente, già che c&#8217;era, cercando di spillare altri 5 miliardi di euro all&#8217;anno. Noi per non farlo adirare abbiamo già aderito alla gioiosa iniziativa facendoci anche promotori nei confronti degli altri membri del vecchio continente.</p>
<p style="text-align: justify;">Considerato che i maschietti sono troppo impegnati a farsela sotto, sarà bene che ci pensino le donne a dargli una bella dimostrazione di orgoglio nazionale.</p>
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		<title>Grazie e arrivederci</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 13:39:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone size-full wp-image-81" title="gheddafi-berlusconi" src="http://www.italiaweb.org/wp-content/uploads/2010/08/gheddafi-berlusconi.jpg" alt="" width="436" height="327" /></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;&#8230;e gira gira il mondo&#8221; canta Jovanotti. Purtroppo gli unici che non se ne sono accorti sono tutti concentrati a Montecitorio e Palazzo Madama passando per Palazzo Chigi. E&#8217; il mondo che gira, meglio, la&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone size-full wp-image-81" title="gheddafi-berlusconi" src="http://www.italiaweb.org/wp-content/uploads/2010/08/gheddafi-berlusconi.jpg" alt="" width="436" height="327" /></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;&#8230;e gira gira il mondo&#8221; canta Jovanotti. Purtroppo gli unici che non se ne sono accorti sono tutti concentrati a Montecitorio e Palazzo Madama passando per Palazzo Chigi. E&#8217; il mondo che gira, meglio, la gente che è più libera e propositiva rispetto a vent&#8217;anni fa,  libera di dare ragione ad uno piuttosto che all&#8217;altro e, mezz&#8217;ora dopo, ribaltare il proprio parere. La gente è informata e stanca dell&#8217;opulenza di una classe dirigente bacchettona, immobile, incapace di respirare senza farsela nei pantaloni. Politica ed economia sono le palle al piede di una nuova generazione (che ovviamente comprende tutte le età), sempre più insofferente ai sotterfugi fatti sottobanco.</p>
<p style="text-align: justify;">Premessona per giungere a scrivere della macelleria etica che ha messo in piedi il tandem Gheddafi-Berlusconi. E&#8217; difficile scegliere da dove cominciare, ma partiamo dall&#8217;ovvio. I cosiddetti presunti novelli idilliaci rapporti tra il Bel Paese e l&#8217;ex colonia fascista, spianano come un caterpillar tutto ciò che incontrano nella loro strada. Gheddafi sponsorizzato dal cavaliere giunge a Roma e si circonda di belle ragazze pagate 114 euro + iva per fingere di essere interessate alla sua lezione romana sull&#8217;Islam. Per una conversione si parla di 3-4 mila euro a cranio. Poi il messaggio delirante: &#8220;L&#8217;Europa abbracci l&#8217;Islam&#8221;. Forse se il leader libico girasse col mondo saprebbe bene che il vecchio continente dei baroni di Bruxelles si è già calata le braghe di fronte ai leader religiosi mediorentali per paura di restare senza benzina. Per poter inquinare meglio, gli intelligentoni UE hanno deciso di minimizzare gli incentivi alle energie pulite e far diventare laico un continente che ha le più profonde radici giudico-vristiane della storia dell&#8217;umanità. Piuttosto di restare a secco togliamo i crocifissi dalle scuole. Idiozie da terzo millennio di poveri rincoglioniti. La gente continua a credere nei propri valori con o senza sti quattro saputelli da strapazzo.</p>
<p style="text-align: justify;">La necessità poi di dover giungere ad un&#8217;accordo risarcitorio per la colonizzazione fascista è una furbata che Prodi e Berlusconi potevano evitarci. E&#8217; noto, assodato e riconosciuto, che i danni derivati dai conflitti bellici non vengono risarciti. Figuriamoci la Germania per quanti secoli dovrebe sborsare miliardi per risarcire ciò che non è nemmeno quantificabile. Inghilterra, Spagna e Francia poi si dissangherebbero tra Africa e, perchè no, Nuovo Mondo. Noi no, noi. No. Con le casse dilaniate da governicchi di incompetenti e dopo aver ridotto gli italiani con le pezze al culo, sempre sotto pressione per tasse, tagli ai servizi, sacrifici e quarte settimane, ci permettiamo, in piena crisi mondiale, di elargire 5 miliardi di dollari all&#8217;anno per vent&#8217;anni. Un affarone. Forse dovremmo credere, come è stato detto, che i buoni rapporti di collaborazione tra Italia e Libia saranno un&#8217;opportunità per le imprese italiane? Attualmente con le stranezze romane l&#8217;Italia esporta verso la Libia per 2,9 miliardi l&#8217;anno. Grande! Ma stona il rovescio della medaglia, e ci deprimiamo un po&#8217; quando scopriamo che, in compenso, l&#8217;Italia importa beni per 10 miliardi l&#8217;anno. Dunque, se la matematica non è un&#8217;opinione 3-10  fa -7 e si ci aggiungiamo pure i regalini colonialisti arriaviamo a &#8211; 12. Basta saper fare di conto.</p>
<p style="text-align: justify;">Salutiamo così le cerimonie commemorative del secondo anniversario del trattato di cooperazione e amicizia italo-libico. L&#8217;arrivederci è d&#8217;obbligo visto che Gheddafi è la quarta volta in 12 mesi che ci onora della sua presenza. E ci credo, come direbbe Greggio, è un bel volpino, ha capito dov&#8217;è la marmellata.</p>
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		<title>Ma non dovevamo vederci più?</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 10:35:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone size-full wp-image-76" title="Manifestazione Nazionale del Partito Democratico" src="http://www.italiaweb.org/wp-content/uploads/2010/08/veltroni_dalema.jpg" alt="" width="500" height="380" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il Walter rampante torna alla carica e lo fa con una lettera aperta al <em>Corriere della Sera</em>. Leggere quei paragrafi pieni di nostalgie, bugie, conformismi politici, populismo a go-go, peggiora l&#8217;opinione che gli italiani si&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone size-full wp-image-76" title="Manifestazione Nazionale del Partito Democratico" src="http://www.italiaweb.org/wp-content/uploads/2010/08/veltroni_dalema.jpg" alt="" width="500" height="380" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il Walter rampante torna alla carica e lo fa con una lettera aperta al <em>Corriere della Sera</em>. Leggere quei paragrafi pieni di nostalgie, bugie, conformismi politici, populismo a go-go, peggiora l&#8217;opinione che gli italiani si sono fatti, non della politica, ma dei politici che abbiamo ereditato e ci portiamo sul groppone come un peso, che bloccano lo sviluppo del paese come una palla al piede. A dire basta non dovrebbe essere lui e tutti gli altri incapaci che hanno sbandierato miracolose rinascite dell&#8217;economia con riforme a 360 gradi su tutto lo scibile italiota. Veltroni non ha nè il titolo, nè, tanto meno, la credibilità per potersi ergere ad analista politico <em>illuminato</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;epistola è imbarazzante, non per chi legge, ma per chi scrive soprattutto, laddove un mancato Presidente del Consiglio giudica la sconfitta alle urne come l&#8217;inizio della fine dell&#8217;Italia. Perchè, a suo dire, &#8220;<em>se un milione e mezzo dei 38 milioni di votanti avesse scelto il  centrosinistra riformista invece di Berlusconi ora saremmo noi a guidare  il Paese&#8221;</em>. L&#8217;intelligenza indiscussa di quest&#8217;uomo avrebbe dovuto anche portarlo ad una riflessione sul perchè quel milione e mezzo non lo abbia scelto come leader. Sarebbe un gesto di umiltà ristoratrice. L&#8217;eterno sbaglio dell&#8217;opposizione: <em>votate noi per non votare lui</em>, miete ancora delusione nella gente che si aspetterebbe qualcosa di più dalla sinistra che sinistra più non è. Che facesse la sinistra insomma. Ma, e non c&#8217;è bisogno di essere arguti politologi, in un sistema bipolare contano più le alleanze traballanti ma che fanno numero, che la certezza che i cittadini siano perfettamente in grado di scegliere in base alle idee messe in campo e alla credibilità di nuovi personaggi politici.</p>
<p style="text-align: justify;">Rivolgendosi ai lavoratori, ai cassintegrati, ai pensionati e agli imprenditori, dalle pagine del più titolato quotidiano italiano, è capace di sprecare in qualche colonna lo spazio che difficilmente gli verrà riconcesso. L&#8217;analisi sull&#8217;Italia alla deriva è scontata, lo sappiamo tutti noi (non parlamentari) che ne subiamo le conseguenze (loro, la casta, gioca e incassa con iniqua compiacenza). Quindi i nostri problemi li conosciamo. Sono le soluzioni di Walter che lasciano l&#8217;amaro in bocca: sono vecchi concetti triti e ritriti da ogni politico, sono inefficaci, sono proposte scontate,non c&#8217;è un barlume di novità. Leggere che tutte le colpe sono da attribuire ad una persona (la solità) vuol dire non aver capito che gli italiani hanno una testa pensante e che i titoli del centrosinistra si potranno rivalutare solo quando, finalmente, si comincerà a lanciare idee condivisibili e sostenibili. L&#8217;antiberlusconisco (che pratica anche il neo illuminato Walter) non paga.</p>
<p style="text-align: justify;">Meglio sarebbe stato utilizzare quello spazio prestigioso per dire: l&#8217;unico modo per risanare l&#8217;Italia è che io (Veltroni) e tutte le altre cariatidi della prima e seconda repubblica, ci facciamo da parte e alle prossime elezioni ci saranno facce nuove, pulite e desiderose di far bene. Ma di questo non vi è traccia nel diaro populista di un vecchio nostalgico pogressista.</p>
<p style="text-align: justify;">Per capire meglio la coerenza del personaggio alleghiamo un video esplicativo della credibilità del personaggio. Il filmato è datato 14 gennaio 2008.</p>
<p style="text-align: justify;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/xlyt_wcJowc?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/xlyt_wcJowc?fs=1&amp;hl=it_IT" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Fiat e Berlusconi col muso</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Aug 2010 02:08:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-70" title="berlusconi" src="http://www.italiaweb.org/wp-content/uploads/2010/08/berlusconi1.jpg" alt="" width="500" height="334" /></p>
<p style="text-align: justify;">Se c&#8217;è un rifiuto totale nell&#8217;ascoltare le ragioni degli interlocutori non significa solo che le scelte ormai sono state prese, ma che non si è disposti a cercare una soluzione condivisa che ponga rimedio a vecchi atriti.&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-70" title="berlusconi" src="http://www.italiaweb.org/wp-content/uploads/2010/08/berlusconi1.jpg" alt="" width="500" height="334" /></p>
<p style="text-align: justify;">Se c&#8217;è un rifiuto totale nell&#8217;ascoltare le ragioni degli interlocutori non significa solo che le scelte ormai sono state prese, ma che non si è disposti a cercare una soluzione condivisa che ponga rimedio a vecchi atriti. Da un lato Marchionne che nonostante la sentenza del giudice del lavoro a favore dei tre operai ex-licenziati, ora non li vuole in fabbrica pur pagando loro lo stipendio. Dall&#8217;altro il cavaliere che pare non accontentarsi della quasi scontata maggioranza ma è determinato nell&#8217;andare subito al voto. In entrambi i casi non c&#8217;è volontà di dialogo e di apertura verso legittime istanze.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli operai di Pomigliano, licenziati a seguito di uno sciopero che la Fiat ha considerato lesivo della propria attività produttiva, chiedono dignità, chiedono di potersi guadagnare lo stipendio col proprio lavoro. Una pretesa del tutto giusta ed ogni persona sa quanto sia importante. Ne avrebbero teoricamente il diritto, ma alla fine succederà che i cancelli dello stabilimento per loro resteranno chiusi. La conseguenza: una situazione di tensione che si potrebbe tranquillamente evitare, basterebbe solo volerlo. Non c&#8217;è una questione di lesa maestà in ballo. Marchionne, come <em>dipendente</em> Fiat, non cura in questo modo l&#8217;immagine, e quindi gli interessi dell&#8217;azienda. Quale ricaduta in termini di produttività, ma anche di vendita nel mercato interno od estero può comportare l&#8217;ottusa chiusura al dialogo?</p>
<p style="text-align: justify;">Berlusconi è nel bel mezzo di tre fuochi incrociati: quello della Lega che non vuole altri partner nella maggioranza, quello di una buona parte dell&#8217;elettorato che continua a non digerire i battibecchi con Fini ma, soprattutto, la palese decisione di anteporre a riforme reali, meschine questioni personali, ed infine quello della magistratura che lo aspetta al varco nel caso in cui per mancanza di leggi adeguate dovesse restare momentaneamente senza scudo nel confronto dei processi pendenti.</p>
<p style="text-align: justify;">In tutti e due i casi, Marchionne e Berlusconi, sta prevalendo l&#8217;orgoglio personale. C&#8217;è un&#8217;eccessiva personalizzazione laddove servirebbe senso di responsabilità e un pizzico di buonsenso.</p>
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		<title>Pomigliano: la rivoluzione industriale</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Aug 2010 10:44:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-54" title="fiat pomigliano" src="http://www.italiaweb.org/wp-content/uploads/2010/08/fiatpomigliano-1.jpg" alt="" width="448" height="305" /></p>
<p style="text-align: justify;">Tutti i nodi vengono al pettine. Si potrebbe usare questo adagio per descrivere quanto è avvenuto nelle scorse settimane a Pomigliano in quel della Fiat. Gli effetti della concorrenza estera sempre più agguerrita e agguerrita è il&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-54" title="fiat pomigliano" src="http://www.italiaweb.org/wp-content/uploads/2010/08/fiatpomigliano-1.jpg" alt="" width="448" height="305" /></p>
<p style="text-align: justify;">Tutti i nodi vengono al pettine. Si potrebbe usare questo adagio per descrivere quanto è avvenuto nelle scorse settimane a Pomigliano in quel della Fiat. Gli effetti della concorrenza estera sempre più agguerrita e agguerrita è il nodo di una inarrestabile globalizzazione tradotta nelle scelte delle sedi di produzione dove la manodopera costa poco e lavora tanto. La disoccupazione e il pervicace  conservatorismo sindacale che non è stato capace di inventarsi una nuova linea di difesa dei diritti dei lavoratori compatibile con il nuovo mercato globale, è il secondo nodo.</p>
<p style="text-align: justify;">La posta in palio per i due contendenti è alta ed entrambi devono giungere ad un compromesso.<br />
<strong>La Fiat</strong> deve fare i suoi interessi economici che, tradotto in scelte aziendali, significa restare sul mercato proponendo vetture a costi globalmente competitivi. Per raggiungere questo obiettivo è indispensabile che il costo del lavoro incida sempre meno. Da qui la decisione di delocalizzare gli stabilimenti in nazioni <em>povere</em> che registrano un alto tasso di disoccupazione, che sono da poco entrate in Europa o che non vi sono entrate affatto. I dati disponibili confortano questa scelta: la delocalizzazione garantisce alta produzione, a basso costo e con maggiore produttività. Ma il marchio storico deve fare i conti con le sue origini, la sua storia, la sua nazionalità. Gli aiuti statali effettuati principalmente per salvaguardare posti di lavoro, sono stati ingenti e ripetuti e hanno permesso a Fiat di restare sul mercato automobilistico con dignità aziendale, anche quando le sciagurate scelte strategiche interne si sono rivelate disastrose. Quindi deve assolutamente distinguere tra manodopera estera e locale. Il colosso industriale è frutto anche di un epocale cambiamento storico e sociale che va sotto il nome di emigrazione interna. Dal sud affamato la parola d&#8217;ordine fu <em>tutti a Torino a qualunque costo</em>. Quegli operai col loro lavoro, i sacrifici ed i disagi di sentirsi <em>italiani in terra straniera</em> ( i cosiddetti <em>&#8220;terroni del nord&#8221;</em> della prima generazione erano considerati come gli immigrati extracomunitari di oggi) hanno fatto la storia e la fortuna dell&#8217;azienda. Dimenticare questo significa tradire valori molto superiori ai benefici economici. Va quindi cercata una terza via che garantisca competitività in casa propria.<br />
<strong>I sindacati</strong>, ma forse sarebbe meglio circoscrivere alla sola CGIL e FIOM, non sono capaci di rinnovarsi al nuovo contraddittorio produttivo. Restano nostalgicamente ancorati ad uno <em>statuto dei lavoratori</em> superato e ormai inapplicabile in buona parte del suo testo. Sono irriducibili nostalgici delle manifestazioni oceaniche, degli scioperi blocca-tutto, del ruolo di potere occupato nelle estenuanti trattative sui rinnovi di contratto. Non un tentennamento, neppure quando i diritti dei lavoratori rischiano di portare alla chiusura di un polo produttivo con il conseguente disastro sociale e occupazionale. Pomigliano ne è l&#8217;esempio più recente e lampante. Ma, volenti o nolenti, anche i sindacati della sinistra più pura dovranno scendere a compromessi, acquisire una nuova flessibilità e disponibilità al dialogo, cercare strade innovative che sappiano coniugare situazioni di lavoro dignitose e interessi dell&#8217;azienda. Fuori da questa strada c&#8217;è un muro che, come abbiamo visto, sarebbe saggio che Fiat aprisse con una porta di dialogo.</p>
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